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Splendido esordio alla regia di Tommy Lee Jones, coadiuvato alla sceneggiatura da Arriaga, che già scrisse "Amores perros". Il film è avvincente e granitico, politico e poetico, ma soprattutto tremendamente viscerale, ben diretto, recitato, e costruito. Non è solo il piacere di scoprire il talento di Tommy Lee Jones in un film così "americano" e autocritico al tempo stesso , è che proprio il film coinvolge dall'inizio alla fine, e riesce ad essere intenso in ogni scena di una storia che sulla carta poteva anche rischiare di diventar didascalica. Comincia subito come un giallo, ed è il giallo della polvere di un Texas come lo vediamo di rado nei film americani: ci sono paesaggi mozzafiato, sì, ma soprattutto immigrati clandestini, razzismo e squallore che cammina fianco a fianco con la violenza insita nel mito del cow-boy. E poi c'è un viaggio a ritroso, dove le cose non sono quasi mai quello che sembrano, e che quando ti aspetteresti il peggio son pronte a ribaltare un pessimismo che pensavi incombente... e che alla fine è invece solo quello dell'unico personaggio che molla tutto, salendo su una corriera che guarda caso ha scritto sulla fiancata: "all aboard America"... (FC) |
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