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terza edizione il cinema al di fuori del cinema > 14 dicembre 2007, circolo ARCI Arcobaleno di Roma
E’ intorno ai primi anni dieci che risalgono le prime trattazioni teoriche sul cinema come “arte”, sulle sue possibilità espressive, ma è solo dopo la prima guerra mondiale che il cinema come mezzo estetico incomincia ad avere forti riscontri oggettivi. Pittori, poeti, ed artisti facenti parte delle rispettive avanguardie, cominciarono ad avvicinarsi al cinema per esplorare e vedere le sue possibilità, per conoscere il mezzo, intuendo esso come un nuovo e potente veicolo di espressività artistica, andando contro al cinema di grande spettacolo che incominciava ad istituzionalizzarsi in America ed in Europa, tutto ciò trova la sua più grande espressione nel decennio 1920-30. Un altro modo di guardare e pensare il cinema proveniente da persone al di fuori del cinema, che questa rassegna vuole mettere in evidenza. “Anemic cinema” - regia: Marcel Duchamp (1926, B/N, muto, 7’) - “E’ un effetto tridimensionale ottenuto non con una macchina o una tecnica complicata, ma proprio negli occhi dello spettatore per mezzo di un processo psicofisiologico.[…] Sono attratto dall’idea che due persone diverse, osservando il disco nello stesso momento non lo percepiscono sempre allo stesso modo. La percezione che ognuno ha del film oscilla secondo le facoltà ottiche di ognuno.” (Duchamp) “Vormittagsspuk” - regia: Hans Richter (1927/28, B/N, muto, 8’) - “Proprio perché sa avvalersi delle infinite possibilità sperimentali del cinema, Vormittagspuk resta così uno degli intrecci più riusciti tra poetica dell’avanguardia e gusto dell’innovazione linguistica ispirata ad un modello tecnologico.” (Berretto) “Un chein andalou” - regia: Luis Bunuel e Salvador Dalì (1929, B/N, muto, 16’) - ”Il nostro film tratta della semplice annotazione, della contestazione dei fatti. Ciò che apre un abisso di differenza rispetto gli altri film è il fatto che fatti simili, invece di essere convenzionali, costruiti, arbitrari e gratuit, sono fatti reali, che sono irrazionali, incoerenti, senza spiegazione alcuna.” (Dalì) “Le sang d’un poete” - regia: Jean Cocteau (!930, B/N, 55’) - “Le sang d’un poete è un documentario realista di avvenimenti irreali. Lo stile vi è più importante dell’aneddoto, e lo stile delle immagini autorizza ciascuno a prendere quanto lo riguarda, a simbolizzare secondo il proprio spirito.” (Cocteau) (VC)
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