|
Estensioni surrealiste - rassegna cinematografica Che gli autori che qui presentiamo abbiano avuto rapporti o influenze con il Surrealismo non c’è dubbio, il problema è che la stagione Surrealista ha avuto un arco di vita ben determinato ed inquadrabile entro gli anni Venti-Trenta, quindi, in questo trittico che proporremo, non si può parlare di vero e proprio surrealismo ma, appunto, di influenza, ripresa, estensione. Questi autori, come si è detto, hanno tutti avuto a che fare con il Surrealismo, chi esplicitamente e chi implicitamente. Esplicitamente Cocteau, il quale si è formato proprio entro quell’atmosfera; tra l’implicito e l’esplicito Jodorowsky, di una generazione più giovane, il quale ha comunque direttamente conosciuto alcuni fari del movimento e ha formato egli stesso un gruppo definibile tardo surrealista (il movimento panique); e implicitamente Lynch, il quale è un grande amante del Surrealismo, in particolare dello stesso Cocteau. Le opere proposte si stagliano tra gli anni Sessanta e Settanta, un periodo questo in cui la lezione delle avanguardie torna forte e decisa procurando nuove fratture all’interno dei linguaggi artistici e testimoniando l’immortalità di movimenti quali il Surrealismo. Movimenti che non muoiono con il semplice scioglimento del gruppo, o con il semplice passare degli anni, in quanto gli insegnamenti da loro portati tornano, ritornano e ritorneranno, differentemente, come una coazione a ripetere, in opere come queste.
> 24 febbraio 2008, circolo ARCI Arcobaleno di Roma In questo film del poliedrico Jodorowsky, un regista che ha sempre attraversato trasversalmente il panorama artistico toccando a più riprese teatro, fumetto e cinema, un personaggio (non a caso iconograficamente simile a Gesù Cristo) che vive di espedienti in una surreale megalopoli riesce a penetrare nella misteriosa torre di un alchimista, qui gli viene concesso dai sette signori dei sette pianeti di intraprendere il viaggio verso la montagna sacra, dove dovrebbe trovare i nove saggi che custodiscono il segreto dell'immortalità. Il talento visivo del regista è in questo film, all'epoca oggetto di censure e sequestri, intimamente espresso attraverso la creazione cinematografica, le cui componenti non sono succubi della narrazione ma si liberano e si propagano nell'opera determinando il forte carattere visionario del film. Il personalissimo stile evocativo determinato dal forte simbolismo di stampo tardo surrealista, il non piegare la potenza estetica del cinema ad una narrazione lineare da "teatro filmato", l'aver utilizzato il mezzo cinematografico come parte attiva nella creazione dell'opera fanno tuttora di questo film un'opera di notevole interesse. (VC) credits >
titolo originale:
The holy mountain
*****
> 30 marzo 2008, circolo ARCI Arcobaleno di Roma Il primo lungometraggio diretto da David Lynch, approdato al cinema dopo alcuni cortometraggi e un trascorso da pittore. La trama del film è indescrivibile e probabilmente ininfluente: un uomo stralunato e praticamente minorato psichicamente, ha un figlio con la sua compagna. La creatura è mostruosa ma l’uomo cerca comunque di allevarla. Il talento visionario del regista è evidente in questo film in cui le scene surreali, gli incubi e le allucinazioni hanno totalmente il sopravvento sulla trama. Svincolato dalla narrazione Lynch dispiega la sua dirompente immaginazione immergendoci in un’atmosfera angosciosa e delirante, espressa tramite un bellissimo bianco e nero in una forma semiamatoriale. I personaggi di contorno, come l’uomo dai polli meccanici, non fanno che aumentare il generale senso di angoscia. Gli sviluppi futuri delle sue opere successive e delle sue grandi capacità di regia sono già evidenti in quest’opera prima: ci troviamo quindi di fronte ad un film importante e di grande interesse che pone subito l’autore, qui poco più che trentenne, sul piano di grandi autori “visionari” come Cocteau o Bunuel. (VC) credits >
titolo
originale: Eraserhead
*****
> 29 giugno 2008, circolo ARCI Arcobaleno di Roma Ultimo capitolo della trilogia dedicata ad Orfeo (gli altri due erano Le sang d’un poete e Orfeo) e ultimo film anche del regista. L’opera, impossibile da analizzare da un punto di vista narrativo, è il testamento poetico di Cocteau, il protagonista è infatti lo stesso autore. Il regista, circondato da amici (Picasso, Dominguin, Sagan, Bardot, Brynner, Lifar, ecc.), fa rivivere i fantasmi della sua vita all’interno di un percorso fantasioso e metaforico. All’interno troviamo infatti tutte le tematiche che hanno sempre accompagnato il poliedrico artista: l’aldilà, il doppio e lo straniamento. Queste tematiche vengono affrontate dallo stesso personaggio-artista Cocteau a viso aperto attraverso profonde riflessioni intellettuali e dense metafore visive, continue sono infatti le riflessioni sull’arte e sulla propria poetica. Punto più alto del film, a detta dello stesso regista, è il momento dell’incontro tra Cocteau e il suo proprio doppio, momento che lo costringe ad interrogarsi su chi egli sia: "Forse lui va da dove sei venuto tu e tu vai da dove viene lui". Il film entusiasmò i giovani registi della Nouvelle Vague (anche se subì forti critiche) e in particolare Truffaut il quale contribuì a finanziarlo. (VC) credits >
titolo
originale: Le testament d'Orphée, ou ne me demandez pas pourquoi
|
|
|