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Un film per molti versi sorprendente: perchè a dirigerlo è un regista che ci aveva oramai abituato a produzioni da grandi platee (Ocean's twelve), forse, ma soprattutto perchè è un film che al di là dell'apparente minimalista staticità dice molto, e approfonditamente. Ohio (scelta casuale?), una fabbrica di bambole: la monotona lotta per sopravvivere al sogno americano, in una provincia scolorita ed immobile. E infatti apparentemente sembra non succedere nulla: la storia scorre piatta, tra dialoghi vuoti ed un corto circuito emozionale che impedirà ai protagonisti di reagire appropriatamente nel momento in cui invece gli eventi cominceranno a precipitare. Lo stile è asciutto, e scopriremo solo dopo essere usciti completamente dalla visione del film quanto esso sia tremendamente efficace. Un film assolutamente al di fuori degli schemi hollywoodiani: girato in tre settimane e con attori non protagonisti, magari per molti arduo da digerire, ma riuscitissimo. Difficile togliersi dalla mente, dopo, il viso di Martha, vittima sacrificale per un Dio inesistente, o le immagini dei titoli di coda: moderna ed inquietante cappella barocca dedicata all'impossibilità giornaliera di raggiungere un qualsiasi orizzonte. La vita in una bolla, appunto. (FC) |
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